lunedì 9 giugno 2008

No, no, no, no.

Se c'è una cosa che poco tollero tra i difetti della gente, è il fatto di non saper ascoltare. Ed in particolare di non saper ascoltare nel momento in cui la persona che ti parla sta cercando di "comunicarti" qualcosa. Purtroppo capita anche a me, qualche volta, di commettere questo errore di superbia nei confronti di qualcun altro, desideroso di rendermi partecipe di ciò che io non è detto che sappia; quando me ne accorgo mi vergogno di me stessa. Ma proprio perchè sono così sensibile a questa problematica, cerco di cascare il meno possibile dalla parte del torto, o meglio, di chi, poveretto, si sta perdendo qualcosa.
Mi succede, soprattutto in famiglia, di monologare con parenti stretti che, data la posizione ormai guadagnata con anni di esperienze glassate dal sudore della loro fronte, si forgiano del sopracciglio alzato del saggio, e non ti ascoltano quando parli.
Tanto cosa importa ascoltare un elemento già precedentemente classificato? Le risposte ad ogni problema sono nella cartella gialla, alla lettera G.
G come gastroenterite.

La gastroenterite: è da venerdì che sta assediando il mio già tormentato ventre (citazione quasi Greenawayana, questa...), e siccome come tutti sappiamo piove sempre sul bagnato, prima di venerdì io ero già fradicia.
Sono mesi, mesi, che mi tormento, anima e corpo, per stare dietro ad un saggio di danza che è dieci passi oltre il mio livello attuale di possibilità danzerecce.
Chissà per dimostrare al mondo cosa, mi sono trovata la scuola di HipHop più classificata della terraferma veneziana, mi ci sono iscritta sfoggiando un sorriso verticale così sgargiante da far inorridire il didietro di J.Lo, ho abbandonato Kenpo per evitare di spaccarmi, per preservare il mio fisico in modo tale da non rischiare di non poter ballare, ho lavorato duro, durissimo, a scuola (umiliandomi, spesso) e a casa, per cercare, non dico di mettermi al pari dei miei colleghi semiprofessionisti, ma almeno riuscire a mimetizzarmi. Poi ho speso dei soldi, soldi non miei, perchè io, da bravo architetto che lavora 9 ore al giorno, non ho reddito. Li ho spesi per pagare i mesi di lezione, la quota del saggio, i vestiti per il saggio (non avendo amiche qui, o perlomeno amiche hiphoppettare come le avevo a Roma, non ho potuto contare sull'imprestamento di nessun capo di abbigliamento. A parte la felpa da casa di Nicola, che ringrazio). Ho passato notti in bianco per la paura di non riuscire, e coliti nervose per la paura di sprofondare nella vergogna.

E mercoledì ho il saggio.
Ovviamente, da saggio di un certo livello che si rispetti, questo prevede prove antigenerali e prove generali, alle quali, se manchi, ciaociao. Ci vediamo ad Ottobre. Ammesso che tu abbia il coraggio di presentarti.
E venerdì, bum. La malattia.

Mi era già capitato, a dire il vero, quando ballavo a Roma, tra quelle pippe che comunque la loro porca figura la facevano, di ballare sotto tachipirina, mascherando un bel 38. Ma allora non aveva fatto tanto scalpore la cosa, perchè non ero andata fino in ospedale.

Sì... brrrr... ospedaaaaaaleeee....
Ci sono dovuta andare stamattina in ospedaaaaaaale.... brrr....
Sì, ma cazzo (perdonate l'ascesa verso la volgarità, o sarebbe meglio dire, discesa), ci sono dovuta andare per forza dato che qui non sono residente e non ho un medico di base! Ma ho solo una gastroenterite alla fine, per Dio.
Poi vabbè, scoprire che puoi procacciartene uno anche dove non sei residente, solo mostrando un DOCUMENTO CHE ATTESTI CHE LAVORI QUI... lasciamo perdere và. O mi innervosisco ancora di più. Sono SEI MESI che lavoro in nero. Ma che dico in nero. Gratis. Ma questa è sempre un'altra storia.

Allora dicevo. Io malata, io ospedale, io visitata come codice bianco, io gastroenterite. Io pasticche antidiarroiche, fermenti lattici, buscopan, dieta in bianco, molto bere.
Io talmente stupida che anche prima di andare in ospedale, quella diagnosi me l'ero fatta da sola, e a parte l'antidiarroico, tutto il resto già lo stavo assumendo/facendo. Da 4 giorni. E bene, senza uno sgarro, nemmeno uno.

Ma a parlare al telefono con certi parenti potrebbe capitare che, legati a quell'immagine di te di eterna ragazzina sbadata (e quindi incapace di autogestirti, non so perchè le due cose dovrebbero essere così intimamente connesse)tu debba sentire: "ma stai bevendo? stai mangiando giusto?". E tu risponderai che sì, stai bevendo e mangiando giusto, e per essere riassuntiva accenni a "riso in bianco", e subito sbagli, perchè sicuramente starai mangiando poco.
Quindi vai ad elencare la tua effettiva dieta quotidiana, sennò la gente non ci crede:
- prima colazione con the verde, con un cucchiaino abbondante di miele, cinque/sei oro saiwa;
-pranzo e cena con 70/80 grammi di riso bollito condito con olio extravergine d'oliva e parmigiano / oppure patate lesse, almeno 120 grammi / oppure pasta in bianco / oppure carote lesse... ecc. Sempre in GIUSTE porzioni. E mangio tutto.
- almeno, ALMENO 2 litri di acqua oligominerale al giorno, liscia, temperatura ambiente, possibilmente bevuta lontano dai pasti
- per merenda Yogurt bianchi o succhi di frutta per reidtratare. Soprattutto agli agrumi, che disinfettano e astringono.

Poi i fermenti, a digiuno, poi il buscopan, se serve.
E funziona, la mia cura mi ha permesso di ballare 5 ore domenica senza dover andare in bagno nemmeno una volta, di fare 2 ore di fila al pronto soccorso, di resistere insomma, quando volevo.

Ma tutto questo sapersi autogestire, non è previsto.

Aggiungiamo che se sono andata alle prove antigenerali col malessere, forse sto esagerando. Allora io ripenso alle lacrime amare spese sulla faccenda e punto i piedi come una bambina, e urlo che NO. Finchè starò in piedi, andrò alle prove.

Piuttosto non andrò a lavoro. Lì comunque non ci sono scandenze o puntualità da rispettare, a quanto pare. Lì mi aspettano anche se sparisco per un anno, perchè è comodo che stia lì. E così mi preserverò.
Trattasi di due giorni due, non di una settimana. Possono aspettare, già lo stanno facendo.

Ho un piano, se sarò fortunata funzionerà, e non avrò fatto buttare i soldi a tutti quelli che (grazie) hanno voluto comprare i biglietti per venirmi a vedere. E sono contenta, perchè vengono anche sapendo che non mi si vedrà quasi del tutto (ballo sempre "dietro"), e perchè sono in tanti, molti più di quelli che vanno a vedere ogni singolo animaletto nato per calcare il palco.
Lo faccio per me e per loro.

Non perchè sono pazza. Ma perchè amo fare quello che faccio. Perchè trovo che sia bello farlo. E basta. Se non vivessimo per il bello, per cosa vivremmo mai?
Una volta mi hanno anche chiesto: cosa spinge qualcuno a prendere Architettura? (trad: perchè intraprendere una strada così dura, e così probabilmente poco redditizia, ma soprattutto poco rassicurante).

Che Dio ci insegni ad ascoltare.

mercoledì 16 aprile 2008

A piedi per il Veneto?

Sola a casa come diverse serate infrasettimanali.
Ale lavora e a me tocca farmi compagnia con la tv.
D'altra parte anche volendo uscire, con chi minchia esco? Qui a Mestre risulta difficile avviare un giro di compagnie perfino per me, che non sono mai stata abbandonata dall'estroversia. Ormai sarà quasi un annetto che sono qui. Con lo stesso tempo, quando abitavo a Siracusa, avevo raggiunto l'apice del "ok, ora basta uscire. A tutto c'è un limite". Mi ritrovo ad uscire con i miei amici solo quando scendo a Roma, spesso per fortuna, ma non così spesso come mi servirebbe.
Qui è tutto più difficile. La confidenza ti viene concessa a rate e con gli interessi. Anche se sei la personcina più per bene, educata e rispettosa che si possa incontrare. Anche se non ti permetteresti mai di oltrepassare quella linea di confine che si staglia tra la tua libertà e quella del tuo interlocutore.
Per carità, magari tra 10 anni avrò trovato gli amici più amici che si possano desiderare.
Ma intanto stasera sto qui, come tante altre sere.

Sembra tanto una perdita di tempo, anzi, sicuramente lo è, ma non esiste alternativa valida. Non abito nemmeno a Mestre, abito a Marcon, che, cazzo, ha più cimiteri che condomini. E non ho la macchina. O meglio... la macchina mia e di Ale ce l'ha il papà di Ale, mentre Ale ha il taxi del padre. Poi se le scambiano, quando è il momento di scambiarsele. Per me la macchina esiste solo nei finesettimana, quando comunque c'è Ale, e non ho bisogno di prendere la macchina per andarmene chissà dove. Ma chi se ne frega... tanto odio guidare.
Da che ho preso la patente, sei anni fa, avrò guidato la macchina solo una decina di volte, forse poco più, e la massima tratta che ho percorso è stata Firenze-Roma. Sono una pippa e sono anche pericolosa, credo.
A Roma la metrebus card era il mio tappeto volante. Non dovevo rompere le palle a nessuno per chiedere passaggi, ero perfettamente indipendente, e arrivavo ovunque, senza aver bisogno di comprare una macchina e pagarne l'assicurazione.
Qui ci sono 4 autobus spelacchiati, ma superpuntuali. Che non sia mai che si facciano 3 minuti di ritardo, che il cittadino si incazza. Il 4 e il 4/ passano a 6, SEI, VI, minuti di distanza l'uno dall'altro. Non cinque. Non sette. Sei.
Poi dopo le 21:00 il 14 non passa più. E tu per tornare a casa devi chiamare un taxi, al modico prezzo di 26 euro.
Dopo le 21:00.
Però durante il giorno è puntuale eh. Ci sono gli orari sulla tabella. Passa ai minuti 21. Ventuno. Non venti. Non ventidue.
Ma vaffanculo.

A Roma uscivi quando ti pareva, andavi alla fermata del 93 e aspettavi. Tanto prima o poi passava, e sicuro continuava a passare fino a mezzanotte. Dopodichè c'era il 60 col gufetto. L'"ATAC di merda" come cantava qualcuno, faceva proprio schifo come puntualità, ma non ti abbandonava mai. E' una sorta di presenza eterna, con la quale stringi un patto di amore odio, di intima necessità. C'è chi dice che l'omino dell'ATAC è affascinante. Effettivamente l'omino dell'ATAC è un eroe.
C'era chi diceva che l'autobus ti toglie la dignità. Vero. Un autobus che passa con venti minuti di ritardo e poi non si ferma quando tu ti sporgi per fermarlo te la toglie eccome. Ma è molto più simpatica questa di situazione che la ragazza di 20 anni che sale sul 4 e si lamenta dicendo che 10 minuti di ritardo vogliono dire che all'autista non va di lavorare. La prima scena è buffa, la seconda è odiosa.
Non scorderò mai il Mondezza in posizione da Elvis che cerca di fermare un 60 espresso, e quel gigante verde che lo sorpassa investendolo con un'ondata di vento.
Pura arte.

Me la farei volentieri una camminata per Roma, adesso, nel suo caos, nelle sue variabili, nella sua buffaggine. Senza macchina, la macchina non serve. Senza orari.
Solo io e la consapevolezza che in qualche modo, la mia città a casa mi ci riporta.
E non devo chiedere niente a nessuno.

sabato 29 marzo 2008

Trovare qualcosa di meglio da fare.

C'è casino, a casa mia. Un gran casino.
Stamattina, che è sabato mattina, e quindi io, grazie a chiunque abbia deciso che non è solo la domenica un giorno di festa, non vado a lavorare. Quindi dovrei risolvere il problema del casino.
Di solito lo faccio. Sabato mattina mi alzo, da sola di solito, vado al bagno, faccio colazione con la tovaglietta rotonda rosa, che uso solo il sabato, e poi inizio a sistemare il casino.
E mentre lo sistemo non capisco come cazzarola possa essersi formato, così tanto, così denso... Cioè, alla fine qui ci vivo solo io con Ale, e perdipiù io ci vivo solo per dormire e per cenare, dalle 20:30 in poi, tranne quando vado a HipHop, per cui prima delle 22:00 non sto a casa.
Chi è che fa tutto sto casino?
Ale o il criceto?
Chi devo punire?
Com'è possibile che nonostante le scarpe vengano sempre prontamente abbandonate all'ingresso, il lerciume pavimentico si diffonda fino in camera da letto? Chi ce l'ha portato? E' da gennaio che non abbiamo ospiti.
I semini lo so chi è stato, è stato il criceto. Lui fa montagne di semini, e poi li spara fuori dalla gabbietta. Ha una potenza inaudita. Ma per il resto, boh? E poi il letto ha le coperte che tendono sempre all'asimmetria, e io non riesco a dormire, se lenzuolo, coperta e sovraccoperta non creano una modanatura dalle proporzioni auree sulle mie orecchie (sono terribilmente freddolosa, ho bisogno di coprirmi di brutto. Ma questo è un bene perchè la sauna da 80° m'arimbarza).
E poi anche il mio armadio tende all'entropia. Il mucchio dei maglioni è diventato il mucchio delle magliette e dei maglioni, e questo è sbagliato, profondamente sbagliato. A proposito di mucchi. Ci sono mucchi ovunque. Mucchi non identificati. Io odio i mucchi. I balconi hanno un dito di sterpaglia portata dal vento che invade il candore delle piastrelle, e questo ostacola la mia già ardua lotta contro le cavallette. O forse sono locuste. Che entrano nel mio armadietto delle scarpe, quello esterno, e mi tolgono il coraggio di fare il cambio di stagione.
Poi c'è il divano da spolverare. Da spolverare? Oh mio dio, sì! Ci sono i pelucchi arancioni del tappeto rondo del bagno. Signori, non vi venga mai in mente di comprare un tappeto rondo all'ikea, perchè non perde mai il vizio di perdere il pelo, nonostante le ripetute aspirate con l'aspirapolvere, settato su MAX. E te lo ritrovi ovunque. Rondo in ogni dove.
Rondo tutto intorno a te.
E i panni stesi da stirare e quelli sporchi da lavare e il giubbotto da portare in lavanderia che non c'è più bisogno che stia parcheggiato sulla sedia all'ingresso.
Forse dovrei usare le spade come attaccapanni. Lo farei, se non avessi paura di una morte lenta e dolorosa per mano di Ale. Me l'aveva promessa quando a dicembre volevo addobbarle.

Insomma il casino tende all'infinito in casa mia.
Ma io sono qui a scrivere.

Il mio è uno sciopero dell'ordine. Perchè io non sono un'anale Freudiana, non lo sono mai stata e mai lo sarò. E siccome ho forti minacce di analismo in arrivo, siccome sto diventando un'ideale incubatrice per questa malattia, ho deciso di affrontare la terapia d'urto.
Trovarmi qualcosa di meglio da fare di pensare al fatto che tutto potrebbe essere più ordinato e pulito, qua dentro.

Perchè ho bei ricordi di quando a Roma passavo le giornate a casa di Paola, che era un totem al caos. Perchè quando torno a dormire nella mia cameretta con mia sorella mi sento protetta come in una tana sotto le radici di un albero, e Dio solo sa quanto grossi saranno gli acari che si annidano in certi pertugi, tra un poster di Totti e l'altro... Perchè ho sempre trovato una gran perdita di tempo, pensare troppo a dare un posto giusto ad ogni cosa. Tanto l'entropia penserà lei a trovare quello più adatto, col tempo.
Perdere il controllo ancora. Bisogna perderlo. Bisogna, o siamo fottuti.

martedì 25 marzo 2008

D'altra parte, il pudore è nato assieme al peccato originale.


Primavera.
Arriva, anche se stenta a manifestarsi ancora in tutta la sua potenza. Non vedo l'ora... sono stanca di questo grigio inverno, che questa mia nuova casa rende ancora più grigio.
Roma era senza dubbio più colorata, anche in inverno.
Per aspettarla al meglio me ne vado alle terme, in Austria, così quando tornerò con la pelle splendida, rotolando verso sud, tutto mi sembrerà più bello. Ed eccomi tornata, dopo aver visto e vissuto il posto più vicino alle fiabe della mia intera esperienza del reale. Più che architettura, può esser definita pittura vivibile, un posto che tocca gli estremi del kitsch, ma forse no, forse riproduce proprio le essenze delle cose, quelle che solo un bambino sa cogliere. Le terme del Rogner Bad Blumau, in Stiria, sono una cosa che va oltre l'immaginario collettivo. Qualcuno potrebbe definirle una disneyland austriaca, fermandosi al primo impatto, quello dato dall'eccesso di colori e la sensazione da quinta scenografica che può dare l'insieme delle cose, ma in realtà non c'è nessuna cartapesta. Se c'è un colore nell'intonaco, è accompagnato da una forma, da una modanatura, non è mai da solo. Qualcuno ha spezzato tutte le piastrelle e ne ha fatto mosaici. Qualcun'altro ha smussato tutti gli spigoli, e qualcun'altro ancora ha costruito centinaia di finestre, tutte diverse tra loro. Catartico.
Era quel pieno di colore che mi serviva per purificarmi.
E sì, ho una pelle splendida, adesso che ho potuto fare cose come una sauna ad 80°C, con conseguente tuffo in pozza gelida, per poi sentirmi invulnerabile come Mazinga Z e camminare completamente nuda nella neve.
Senza sentire freddo, ragazzi... pazzesco.
Era come vedere il mondo da fuori, come essere pura anima. Il corpo stava bene come in quelle giornate di primavera in cui c'è quel clima ideale, quello che dici, dovrebbe essere sempre così, quello che non sudi e nemmeno tremi, ecco, così. Eppure ero nuda, e fradicia, e mi nevicava addosso, e lasciavo sul sentiero impronte di piedi nudi.
Colite sparita, insonnia sparita.
Cacchio, il mondo si sta davvero suicidando.
Da domani torno a lavoro, e cercherò di guardare con occhi colorati il solito grigiume pieno di gente che nuda nella neve non ci camminerebbe mai.
Sai che vergogna.

martedì 18 marzo 2008

Non ho bisogno del soffitto.

Questo è l'anno dei cambiamenti.
L'anno dei cambiamenti avvenuti, quelli che ormai sono iniziati e non puoi più fermarli, e anche quelli che stanno per arrivare, ai quali non puoi più impedirlo.
Io non sono quella di ieri e sono sempre la stessa, e sul mio passato mi siedo come se fosse la mia panchina presente. Taglio traguardi previsti e insperati e proseguo lungo strade che mi sono trovata da sola.
Non ho mai avuto un grande senso dell'orientamento, per cui certe vie non so più come percorrerle a ritroso. Ma ho anche una grande capacità di adattamento, e sono veloce a risolvere i problemi, quindi, se non so come percorrerle al contrario vuol dire che non ho mai voluto provarci.

So dove sono, e perchè.
Solo che certe volte mi piacerebbe non esserci, come se un pò non fosse tutta scelta mia, la mia vita, ma una sorta di percorso stabilito, che ho dovuto subire. Chissà se è così.

Nel sedimentarsi del cambiamento, in quel processo che dovrebbe portarmi ad esserne completamente consapevole, io sento la necessità di cambiare ancora, di cercare cose, al di fuori del mio mondo, che non ho mai visto. Sento che mi perdo qualcosa.

Soffro di tutti i mali del nostro tempo, credo. Chiamiamolo stress, chiamiamola incapacità di starsene seduti al proprio posto a farci vivere addosso dagli altri, chiamiamola irrequietezza. Mi sento trascinata in una ricerca di un tesoro nascosto, che poi si sa come andrà a finire... che ce l'ho sotto gli occhi, che la risposta è dentro di te, ma è sbagliata.

Intanto io però, vorrei cercarla.
E smetterla di parlare di tutto e di niente.

'Notte.